BREXIT: I GIOVANI E L’EUROPA, DUE DESTINI COMUNI

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Ieri sicuramente è stata una data storica per il nostro continente europeo. La maggioranza dei cittadini inglesi ha scelto di svincolarsi dal patto europeo e da tutto ciò che ne consegue. In maniera, poi non tanto sottaciuta, vero o falso che sia, si è descritto uno spartiacque tra il pensiero giovane e dinamico e la forza conservatrice del passato. Corsi e ricorsi storici ci dicono che quando le spinte riformatrici (giovani e non solo) riescano ad essere maggioritarie si cambia la società; ma i giovani di oggi, a parte essere destinati alla minoranza numerica perenne, sono troppo impegnati a fare altro che a chiedere un vero cambiamento. Quindi lasciamo stare i giovani inglesi nella loro malinconia, continueremo a invitarli, come partner di paesi terzi, ai prossimi scambi giovanili.

Si diceva BREXIT. Fatto nuovo. Inedito che rappresenta quel punto di non ritorno dalle cose per come le abbiamo conosciute.

Forse l’avevamo previsto un po’, forse l’assenza della politica europea e dei due partiti politici più rappresentativi PSE e PPE  l’aveva preannunciato, forse i popoli e i rappresentanti degli altri 27 stati membri UE se ne infischiavano della presenza o meno della Gran Bretagna nel club delle Istituzioni UE.

Possiamo dire con franchezza, una volta per tutte, che la Gran Bretagna è stata e sarà sempre, un’isola staccata dal nostro continente europeo? Ce ne accorgiamo solo adesso?

La percezione di questa distanza (materiale e immateriale) c’è sempre stata, ma soprattutto è stata bidirezionale, tanto per gli inglesi quanto per gli europei, tant’è che gli unici 
a sentirne la mancanza e ad esserne preoccupati sono i mercati finanziari in quanto spaventati delle potenziali perdite del sistema (solo ieri 450 miliardi di euro bruciati nei mercati europei).
Il sistema, quello finanziario, in grado oggi di destabilizzare Paesi interi e tenerli sotto scacco, per fortuna c’è lo scudo della BCE dell’ottimo Mario Draghi che strenuamente fa il suo mestiere. In mancanza dell’attuale guida italiana alla BCE (i banchieri tedeschi tra i suoi maggiori avversari) staremmo parlando già da un po’ di anni di un altro scenario.

A questo punto il tema si sposta però con veemenza sul tavolo dei leader delle nazioni europee, assodato il fallimento di quelli presenti dentro le Istituzioni UE. Il percorso non può riguardare soltanto la definizione dei termini dell’uscita della Gran Bretagna dal club UE, sarebbe un suicidio politico collettivo di dimensioni molto più grandi. L’unico tema  vero dovrà essere: RI-PENSIAMO IL PROGETTO EUROPEO.

Di sicuro non depone a favore di questo percorso l’incontro convocato la prossima settimana  a Berlino. Non perché questa sia una brutta città, anzi, ma perché la sede della capitale dell’Unione Europea è a Brussels. Che lo vogliano i tedeschi oppure no.

Iniziamo quindi dalle basi, dai luoghi simbolo, dai confini che si erano disegnati originariamente insieme per evitare altri secoli di guerre tra di noi, allarghiamo questi confini e riempiamo il vuoto che si è creato tra la gente e il progetto dell’Unione Europea.

I giovani, la generazione Erasmus non bastano più.


Pubblicato il 2016-06-25 13:06:37