Oltre cinquanta associazioni nella Marcia per la Pace a Siracusa - In rete stanno producendo best practices da esportare

Immagine Oltre cinquanta associazioni nella Marcia per la Pace a Siracusa - In rete stanno producendo best practices da esportare
di Salvo La Delfa

E’ stata una festa. Una festa che ha coinvolto tante, tantissime associazioni, tantissimi uomini e donne che per la prima volta hanno deciso di organizzare una manifestazione tutti insieme. Sotto la bandiera arcobaleno, in un tripudio di colori, di striscioni e di slogan, hanno sfilato i rappresentanti e i soci di più di cinquanta associazioni siracusane. Per la prima volta e mai in così tanti. A testimoniare che a Siracusa, più di altre città, l’associazionismo, il volontariato, è vivo, è attivo e sostiene l’intera cittadinanza.
L’occasione è stata la giornata internazionale della pace che come ogni anno si è svolta il 21 settembre. La rete di associazioni ha deciso di organizzare una marcia perché ha voluto affermare a gran voce quanto sia importante contribuire ogni giorno anche con piccoli gesti al mantenimento della pace, rafforzando la solidarietà tra i cittadini, l'integrazione sociale, il rispetto delle differenze e dell'ambiente.
 E’ stata una festa. Tanti sorrisi, tanti abbracci e baci, tanta allegria. Nel tratto che va dal Piazzale Marconi a Piazza Archimede, la comunità dei volontari siracusani ha sfilato determinata, orgogliosa, fiera di condividere questo momento di aggregazione, di auto celebrazione non retorica, che trova la sua giustificazione nella quantità incalcolabile di attività che questo gruppo di persone ha portato avanti in questi ultimi anni.
Ma questi cittadini festanti hanno un nome. Luca, Rossana, Cristina, Tiziana, Pino, Deila, Grazia, Salvo, Francesco, Gabriella, Ramzi, Nando, Giulia, Giuseppina e tanti altri. Ognuno di loro ha deciso di diventare volontario per una ben determinata motivazione, ha deciso di impegnarsi nel settore che più interessava loro, hanno cercato e cercano ogni giorno di raggiungere obiettivi e risultati nelle attività che svolgono. Tutti accumunati, comunque, dal desiderio di cambiare e migliorare la nostra società e per questo si sono ritrovati molte volte, fianco a fianco, in tante iniziative di solidarietà e di altruismo.
Eppure non è stato semplice organizzare questo marcia. Si è dovuto stabilire una organizzazione interna, si è dovuto definire un percorso, un documento, un programma della serata. Ci si è dovuti suddividere i compiti organizzativi. Tutto è stato fatto insieme, l’intero percorso è stato condiviso da tutti ed ognuno ha potuto esprimere la sua opinione sugli aspetti che man mano diventavano pregnanti. Ci sono stati momenti di incomprensione, posizioni e punti di vista differenti come è giusto ed è normale che sia tra esseri umani, ma ogni cosa è stato decisa con la mediazione e con il buon senso che sono emersi nelle lunghe conversazioni sulla chat di wahtsapp e nei diversi incontri. Un ottimo esercizio di democrazia e di condivisione, una “best practice” da utilizzare per altre iniziative e da far conoscere ad altri.
Cosa rimane di tutto ciò? Rimane la certezza che Siracusa può reggersi anche su una solida gamba rappresentata dalla società civile che organizzata in associazioni è in grado di sopperire alle mancanze della politica. Un associazionismo che permette di realizzare progetti e muove Siracusa verso il cambiamento, verso il futuro. Un associazionismo che non coltiva il proprio orticello, non  miope e non diviso, che desidera fare rete, collaborare per raggiungere traguardi e qualità  inimmaginabili. Non a caso nel nostro territorio si sono costituiti due grossi network di associazioni (“Siracusa Città Educativa” dell’amministrazione comunale e “Forum Provinciale del Terzo Settore”) che cercano di ottenere dall’intera comunità di associazioni molto di più di quando si potrebbe ottenere dalla somma delle stesse associazioni. Associazioni fatte di persone che volontariamente decidono di dedicare parte del loro tempo al sociale e che sono motivate da un profondo senso di appartenenza ad una comunità che spesso tende a chiudersi a riccio, che ha paura ad agire e che preferisce l’immobilità all’attività.
L’associazionismo è la parte migliore della città e la muove verso nuovi traguardi e nuovi orizzonti.




Pubblicato il 2017-10-12 11:27:55