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Quinta e, per il momento ultima, perla di Youth Work. Oggi parliamo con Paul Kloosterman.
“Perle di Youth Work” sono una serie di video interviste, con relative trascrizioni, realizzate nell’ambito del progetto DialogIn Youth Work, Erasmus Plus – KA347 – Youth Dialogue Projects.
Paul Kloosterman vive in Calabria da quindici anni, ad Amendolea, un piccolo villaggio a 40km da Reggio Calabria. E’ olandese, vive qui con la moglie, anche olandese. Ha un figlio ed una figlia ed è anche nonno.
Si è trasferito in Italia quindici anni fa, prima a Melito Porto Salvo, anche in Calabria. Da due anni ha casa vecchia con un grande pezzo di terreno, ed è anche un contadino part-time.

Guarda la video intervista integrale:

Perle di Youth Work : intervista a Paul Kloosterman

Giosef Italy: Cosa fai nell’ambito dello Youth Work?

Lavoro nello Youth Work da tanti anni, quaranta anni. Negli ultimi venticinque anni nello Youth Work internazionale e lavoro soprattutto come trainer, come formatore, ma faccio anche ricerca e scrivo articoli e libretti che riguardano sempre l’apprendimento. Questa è la mia più grande passione. Un lavoro molto importante per me è il Training of Trainers for European Youth Projects, facciamo questo corso da venti anni ed è un corso molto speciale perché dura un anno, è molto intensivo, mi piace molto.
Un altro lavoro importante per me è lo Youth Pass, scrivo anche libretti e sono un membro dello Youthpass Advisory Group . In tema di riconoscimento nell’apprendimento lo Youth Pass è uno strumento importante.

Giosef Italy: come si può riconoscere il processo educativo e i risultati di apprendimento nel learning by doing?

Forse dobbiamo prima vedere cosa sono i risultati in apprendimento di Youth Work, perché negli ultimi anni sono state fatte molte ricerche sui risultati dello Youth Work, sull’apprendimento tramite lo Youth Work.
Ci sono tante competenze, c’è un elenco lungo, come ad esempio sviluppare la fiducia in sé stessi, l’autostima, la capacità di comunicazione, empatia, affrontare nuove situazioni, leadership, lavorare in teams, capacità di problem solving.
Sono tante competenze che prendono i giovani dello Youth work. E sono competenze importanti per funzionare a scuola, con la tua famiglia, con i tuoi amici, a lavoro, nella vita civile, allora sono tutte competenze per la vita.
Quando parliamo di riconoscimento, secondo me la prima domanda deve essere, riconoscimento da parte di chi?
Diciamo sempre, non c’è nessuno che riconosce lo youth work, è vero è anche un problema ma per me è il più importante è il riconoscimento individuale, riconoscimento di sé. È fondamentale che i giovani che partecipano alle nostre attività siano consapevoli, riconoscano che stanno imparando. E questo è un ruolo fondamentale per noi Youth workers, facilitare l’apprendimento, per me significa creare una situazione, un ambiente dove imparare non è qualcosa di difficile, duro, che faccio per gli insegnanti, per la certificazione, ma qualcosa di divertente, interessante, qualcosa che decido io. Decido io che cosa voglio imparare e come voglio poi imparare, per me questo è importante. È importante che noi parliamo ai giovani sempre dell’apprendimento. Che cosa hai imparato, sei soddisfatto di come l’hai fatto, che sono le altre cose che vuoi imparare, quali sono le sfide per te.
Per gli youth workers fare domande è un ruolo importante perché in questo modo si aiutano i giovani a prendere coscienza e dare parola al loro apprendimento, e così possiamo riconoscere insieme il risultato dell’apprendimento. Così abilitiamo i ragazzi a comunicare il loro apprendimento.

Giosef Italy: Come uno youth work che valorizza l’apprendimento aumenta la qualità della youth work practice?

Secondo me possiamo, come youth workers, contribuire ad un mondo migliore. Non voglio dire che lo Youth Work è in grado di cambiare il mondo, non è così, ma possiamo contribuire. Viviamo in un mondo che cambia sempre, in un mondo pieno di incertezza e di ambiguità e dobbiamo imparare ad affrontare questa ambiguità, questa incertezza, e non è una cosa che impariamo a scuola. A dire il vero io penso che anche la scuola deve cambiare, ma qui parliamo di Youth Work.
Io credo che lo Youth Work può svolgere un ruolo importante con le competenze di cui ho parlato prima, ma soprattutto con la competenza di affrontare l’ambiguità e il cambiamento.
“Being able to deal with ambiguity & change” per me è una competenza fondamentale e abbiamo bisogno di una nuova generazione che è in grado di farlo, che ha questa competenza.
Per me lo Youth Work è un ambiente che offre spazio e possibilità per sperimentare, per sbagliare, per sviluppare idee, per realizzare idee anche idee impossibili, insomma per imparare.
Dobbiamo supportare lo Youth Work con idee, con formazioni, con metodi per migliorare la facilitazione di apprendimento. Per me non significa che dobbiamo cambiare lo Youth Work, che dobbiamo cambiare l’attività che facciamo. Non voglio che lo Youth work cambi in formazione o in educazione formale, il punto di forza dello Youth Work è che è divertente, è che è eccitante e non dobbiamo perdere questo.
Il secondo punto è che dobbiamo definire meglio è comunicare meglio quello che facciamo. Dobbiamo comunicarlo ai giovani, ai genitori, alla politica a livello locale, nazionale, europeo, e questo è il più importante.
Ma anche prima tra di noi dobbiamo definire meglio che facciamo.
Ma la buona notizia è che succede adesso. Tramite questo progetto è un esempio, ma ci sono tanti progetti in tutta l’Europa dove facciamo questo lavoro in questo momento.
Allora per me il futuro dello Youth Work sarà bellissimo.